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DAMMI RETTA
di Tiziano Ferro

Così ho perso 31 chili
Oggi le donne impazziscono per lui, ma soltanto poco tempo fa Tiziano Ferro, il cantante italiano più ascoltato in Europa, sembrava condannato all'obesità. «La bulimia è un male del secolo», spiega. «Io l'ho vinta lavorando sulle mie emozioni»

"Passa passa passa poi imprechi ma non passa mai".
Inizia con Mai nata, una canzone che ho scritto e che silenziosamente racconta la vita di alcune persone, persone silenziose persone difficili da fotografare, persone bulimiche.
Dal punto di vista non specialistico la bulimia è difficile da inquadrare, complicata da distinguere e per questo molto diffusa ma spesso invisibile.
E quando lo stomaco si sostituisce al cuore che una persona inizia questo doloroso percorso fatto di abbuffate vissute in gran segreto.
Il cibo improvvisamente si trasforma in un affascinante nemico in grado di vincere sempre la guerra contro la propria forza di volontà.
Ci sono principalmente due categorie di "bulimici": coloro che si abbuffano nervosamente senza controllo e coloro che non riescono a combattere il conseguente senso di colpa e quindi, spinti da un drammatico sussulto emotivo, vomitano il cibo ingerito.
Di fatto molti specialisti tendono a considerare ben distinte le due situazioni e a precisare che il fenomeno del "vomiting" sia da ritenere assolutamente a sé stante rispetto a quello della bulimia vera e propria da "abbuffata".
Ma io non sono qui per parlare di come curare né prevenire queste due crudeli malattie del nuovo secolo bensì per tentare di raccontare in poche righe alcune storie che altrimenti rimarrebbero inascoltate. Da quando è uscito il mio disco, "Mai nata è entrata nelle case di molte persone e io ho iniziato a ricevere le prime lettere.
Fogli spesso rimediati, sui quali le righe di inchiostro diventano un vero e proprio confessionale per chi non può essere compreso dalla "società dell'immagine". Si sentono chiamare "ciccioni", molti di loro provano a spiegarmi cosa succede ogni volta che vengono feriti e hanno bisogno di ricorrere al cibo, spesso mi pare di sentirli urlare tra le file e le gradinate nei concerti e chiedere un aiuto per liberarsi da questa crudele dipendenza e non è facile cercare una risposta.
Il bulimico non concede molte chance a sé stesso, è severo nei propri confronti, non sa fregarsene degli altri, iper-critico e spesso esigente pone i suoi bisogni sempre dopo quelli delle altre persone, sa risolvere benissimo i problemi altrui ed aiutare tutti in tutte le evenienze.
Il bulimico è una persona dotata di una sensibilità superiore alla norma ed ha talmente paura di essere ferito che spesso si abbuffa proprio per ingrassare e non essere accettato come "normale". Credo questo accada per paura di essere feriti dalle troppe "imposizioni" che la società potrebbe riservare loro ma è solo una mia sensazione e comunque loro... non lo ammetterebbero mai! I bulimici sono a dieta perenne e rimandano la loro vita sempre al momento in cui riusciranno a perdere peso ma quel momento tarda sempre maggiormente ad arrivare.
È amore, è solo amore quello che spinge tanti ragazzi ad alzarsi la notte e a non dormire, passare del tempo soltanto in compagnia di dolci e di una quantità infinita di cibo che li farà sentire meno soli. In quei momenti di "piacere nascosto" il mondo va avanti e loro no; loro possono stare fermi, parlare con se stessi e concedersi un po' di "gioia" lontani da tutto e da tutti.
Il loro più grande nemico è la bilancia che invece può diventare un perfetto alleato se, dopo varie settimane di vomito indotto, i chili segnati scendono giù.
Tutto è dipendente dal peso ed è incredibile quanto sappiano benissimo anche loro che il punto non è quello. Ho smesso di pensare con tristezza alle persone che mi scrivono parlandomi di questo problema, perché forse ciò di cui più hanno bisogno è un po' di determinazione, qualcuno che parli loro infondendogli grinta.
Il problema non è il cibo ma la vita e la strada intrapresa.
Il cibo è solo un palliativo, uno specchio che riflette in modo deformato una situazione dell'animo.
E sbagliato pensare che questi siano "disturbi alimentari" perché sono certamente disturbi del cuore.
Non c'è amore? C'è il cibo! Non c'è sesso? C'è il cibo! Sono triste? C'è il cibo! E andato male qualcosa? C'è il cibo! Ed è così, ad ogni estenuante domanda, per ogni domanda diversissima, la risposta è sempre: "il cibo".
Non so se sia paura, timore, eccesso di sensibilità, rabbia repressa od orgoglio, ma ho capito questo: il bulimico evita di rispondere a domande importantissime in merito alla propria vita aggirando l'analisi profonda dei problemi con una grande abbuffata.
Questo e triste ed è ancora più triste pensare che molti di quelli che noi definiamo golosoni sono spesso soltanto persone che soffrono di nascosto.
C'è chi poi tenta di vomitare e di indursi alle ossa convinto che così non deluderà nessuno ma anche quello vuol dire "aggirare la realtà", come se "sembrare magri" risolvesse ogni problema della vita: dal lavoro alla famiglia, alla salute, all'amore.
E invece no, è chiaro che non sarà la bilancia a regalare quell'equilibrio con se stessi.
I bulimici invece di qualche briciola in più avrebbero bisogno di un frammento di amore, di dialogo, di comprensione in un mondo che vedono correre un pò troppo veloce ed esigente per ciò che si sentono in grado di essere.
Non sarà la loro autostima ad aiutarli a capire che possono benissimo farcela, perché la fatica più grande per un bulimico è proprio amarsi, regalarsi affetto e comprensione più di quanto sappiano darne al mondo estemo.
Io continuerò a leggere le storie di questi ragazzi e a dare a modo mio un sostegno.
Continuerò a cantare di quanto si possa credere in se stessi e prendere di nuovo in mano la propria vita.
So bene quanto rimarrà difficile per i bulimici trovare un percorso che possa portarli ad apprezzarsi davvero. Queste storie continueranno silenziosamente a esistere, lontane dagli occhi e dagli sguardi di tutti.
Del resto la bulimia è una delle ennesime tristi conseguenze di questo "mondo dell'immagine/mondo dell'immaginifico", uno dei "prodotti", dei tanti "tristi regali" lasciati in eredità da questo XXI secolo."

da "Men's Health" di dicembre 2002